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Il monitoraggio della f.c. nelle esercitazioni tecnico-tattiche (C. Bordon, C. Osgnach, Udine 2007) Un dettagliato studio del prof. Claudio Bordon e Cristian Osgnach.


Introduzione.

La frequenza cardiaca (fc) rappresenta un parametro piuttosto semplice da rilevare e riflette la quantità di lavoro che il cuore deve effettuare per soddisfare le maggiori richieste dell’organismo impegnato in un’attività fisica.
Se prima il monitoraggio della fc era possibile esclusivamente in laboratorio grazie a strumenti piuttosto “ingombranti”, dalla metà degli anni ’80 la tecnologia ha permesso di valutare questo parametro anche in situazioni di allenamento o di gara: era possibile indossare dispositivi portatili che registravano la fc e ne permettevano la successiva analisi trasferendo i dati su un personal computer.
Dagli anni ’80 ad oggi sono stati fatti passi da gigante. I cardiofrequenzimetri moderni hanno dimensioni e pesi sempre più ridotti, non recano impedimento al normale svolgersi della maggioranza delle attività sportive, sono gestiti da applicazioni che permettono una comoda archiviazione dei dati e un’altrettanto agevole analisi sia della singola seduta, sia di periodi di lavoro più estesi. Ma, così come i loro “antenati”, permettono l’analisi del lavoro in 3 momenti diversi:
Prima registro la seduta...
...poi scarico i dati...
...e quindi li analizzo.
In discipline nelle quali la resistenza rappresenta un fattore determinante della prestazione (la corsa, il ciclismo, ecc…), questa “latenza” di analisi non rappresenta un problema: il tecnico decide il programma di lavoro e l’atleta lo esegue verificando la fc, istante per istante, durante l’intera seduta. Questo monitoraggio rappresenta spesso l’obiettivo principale della seduta!
Altre discipline a valenza tecnico-tattica (come gli sport di squadra) non consentono all’atleta di verificare in ogni momento il rispetto di un programma di lavoro attraverso la fc. Il più delle volte l’obiettivo principale delle esercitazioni è di carattere tecnico o di carattere tattico: l’atleta deve focalizzare la sua attenzione su questi aspetti e la risposta fisiologica è solo una naturale conseguenza dell’esercitazione proposta.
Inoltre, in questi casi, la stessa esercitazione tecnico-tattica viene proposta ad atleti che sovente hanno diversi livelli di forma: questo, da un punto di vista energetico, vuol dire che l’esercitazione potrebbe risultare di modesta intensità per chi ha una condizione di forma elevata, ma di intensità eccessiva per chi ha una condizione di forma mediocre.
In tali situazioni il monitoraggio della fc può fornirci informazioni di indubbia utilità. Abbiamo modo di verificare se la risposta cardio-circolatoria è modesta o eccessiva rispetto alla valenza metabolica dell’esercitazione, con la possibilità di modulare intensità e tempi di lavoro-recupero così da centrare anche gli obiettivi metabolici che l’esercitazione stessa si pone.
Oggi queste considerazioni vengono fatte a posteriori con la “latenza” descritta in precedenza: registro la fc degli atleti durante l’esercitazione, scarico i dati e verifico l’andamento della fc di ciascun partecipante stabilendo se l’esercitazione è stata appropriata o meno.
Cambierebbe qualcosa se potessi fare le stesse considerazioni in real-time?
 
La nostra esperienza.

Durante uno stage di aggiornamento tenutosi presso una società militante nel campionato regionale juniores del fvg abbiamo avuto modo di monitorare il lavoro sul campo durante una settimana di allenamento (pre-campionato).
Gli esempi che seguono si riferiscono ad una giornata di allenamento durante la quale lo scopo tecnico-tattico è stato fornire ai partecipanti gli strumenti pratici per migliorare l’efficacia delle esercitazioni in fase offensiva; lo scopo atletico è stato, invece, verificare la valenza metabolica delle esercitazioni proposte e capire se era possibile modulare più efficacemente tali esercitazioni grazie al feedback in real-time della fc.
Gli atleti coinvolti sono stati 8 ragazzi juniores (15,6±0,5 anni), testati nei giorni precedenti per indagare le loro caratteristiche di resistenza. I risultati sono riportati nella tabella 1:

atleta
altezza
peso
fc soglia aer.
vel. soglia aer.
fc soglia an.
vel. soglia an.
atleta 1
180 cm
74 kg
164 bpm
11,7 km/h
182 bpm
13,9 km/h
atleta 2
174 cm
74 kg
147 bpm
9,8 km/h
167 bpm
12,9 km/h
atleta 3
172 cm
58 kg
165 bpm
11,0 km/h
186 bpm
12,9 km/h
atleta 4
185 cm
66 kg
169 bpm
11,3 km/h
198 bpm
13,4 km/h
atleta 5
184 cm
78 kg
166 bpm
11,0 km/h
177 bpm
12,5 km/h
atleta 6
183 cm
72 kg
159 bpm
11,1 km/h
181 bpm
13,5 km/h
atleta 7
174 cm
66 kg
144 bpm
11,6 km/h
172 bpm
15,6 km/h
atleta 8
177 cm
69 kg
167 bpm
10,6 km/h
181 bpm
13,3 km/h
   
media
178,6
69,6
160
11,0 km/h
181 bpm
13,5 km/h
d.s.
5,1
6,3  
10
0,6
9
1,0
Tabella 1: dati rilevati in telemetria utilizzando il test di mader su una pista di 400 metri. In questo modo è stato possibile identificare dei range di fc personalizzati secondo quanto riportato di seguito (figura 1).

Figura 1: zone di allenamento.
Ciascun ragazzo ha indossato, per l’intera durata delle sedute (una al mattino e una al pomeriggio) il cardiofrequenzimetro collegato in telemetria.

Ci sembra più interessante commentare in pratica alcune esercitazioni che abbiamo avuto modo di svolgere, lasciando alle conclusioni la discussione sull’esperienza maturata.

Esercitazione 2 contro 2 per la conclusione a rete.

Figura 2: valenza metabolica della stessa esercitazione per 2 atleti diversi. (vedi a lato)

Nella figura 2 sono stati riportati i tracciati di fc di 2 ragazzi durante la stessa seduta di lavoro. Il momento sul quale si vuole fare alcune considerazioni è evidenziato con un cerchio nero e consiste in un’esercitazione di 2 contro 2 e successiva finalizzazione per il tiro a rete.
Da un punto di vista metabolico è evidente la diversa valenza della stessa esercitazione per i due soggetti:
il soggetto a (atleta 5) ha lavorato in un ambito pressoché anaerobico;
il soggetto b (atleta 7) ha lavorato in un ambito aerobico/anaerobico.
Il nostro obiettivo, essendo l’esercitazione all’inizio della seduta, era di non raggiungere intensità di lavoro troppo elevate che potessero compromettere l’impegno per il resto della seduta. Le osservazioni che possiamo fare sono piuttosto elementari:

Per il soggetto a l’esercitazione è stata eccessiva rispetto alle sue attuali potenzialità; per questo soggetto dobbiamo modificare la tipologia dell’esercitazione al fine di diminuirne l’intensità (obiettivo dell’allenatore), aumentare il livello di performance aerobica (obiettivo del preparatore atletico) o inserire l’esercitazione al termine della seduta di allenamento per non compromettere l’efficacia delle esercitazioni successive.
Per il soggetto b l’esercitazione è stata ideale rispetto all’obiettivo che ci eravamo prefissati.

Possesso palla 4 contro 4 in spazi ridotti.

Figura 3: valenza metabolica della stessa esercitazione per 4 atleti diversi. (vedi a lato)

Nella figura 3 sono stati riportati i tracciati di fc di 4 ragazzi durante la stessa seduta di lavoro. Il momento sul quale si vuole fare alcune considerazioni è quello cerchiato in nero che consiste in un’esercitazione di 3 serie di possesso palla 4 contro 4 in spazi ridotti.
Da un punto di vista metabolico, l’esercitazione ha avuto una valenza quasi equivalente per tutti i soggetti riportati in figura.
Il nostro obiettivo, essendo l’esercitazione al termine della seduta, era di dare la massima intensità mantenendo elevata la valenza tecnica dell’esercizio.
In questo tipo di esercitazioni le possibilità di modulare l’intensità erano innumerevoli:
il numero di atleti per squadra (2>2, 3>3, 4>4, 5>5, ecc...);
lo spazio a disposizione (20x20, 20x30, 30x30, ecc...);
le regole del possesso (un tocco, 2 tocchi, ecc…);
il “carico” motivazionale fornito dall’allenatore attraverso i suoi comandi;
la disponibilità immediata di altri palloni allorchè la palla uscisse dal perimetro del campo;
...
Quanto è durata ciascuna serie e perchè? Per stabilire il tempo di lavoro di ciascuna serie abbiamo provato a utilizzare il feedback della fc: quando almeno 6 degli 8 ragazzi avevano raggiunto un’intensità anaerobica (“zona rossa” del grafico) l’esercitazione veniva interrotta. in questo modo il lavoro non proseguiva in una situazione di affaticamento che certamente avrebbe compromesso l’esecuzione appropriata del gesto tecnico.
Quanto è durato il recupero e perché? Anche in questo caso, per stabilire il tempo di recupero dopo ciascuna serie abbiamo utilizzato il feedback della fc: quando tutti i ragazzi avevano raggiunto la fc di recupero (“zona giallo-chiara” del grafico) l’esercitazione poteva riprendere. In questo modo il lavoro ricominciava solo quando il recupero era stato adeguato per tutti i partecipanti all’esercitazione garantendo un elevato livello tecnico dei gesti specifici richiesti.
Questo è solo un esempio di come è stato possibile utilizzare il feedback fisiologico della fc per determinare alcune decisioni metodologiche sulla modalità esecutiva delle esercitazioni.

Conclusioni.
Il monitoraggio della fc è un sistema oggettivo e assai comodo per determinare il carico di lavoro di una seduta o di una settimana di allenamento nell’ambito della resistenza. Nel calcio, ancora oggi, la valenza metabolica del lavoro tecnicotattico appare quasi marginale. Proprio perché la dominante di queste esercitazioni non è quella atletica (come nelle esercitazioni cosiddette “a secco”), le si reputa meno importanti da valutare, quasi contribuissero in modo secondario al carico complessivo che ogni giocatore deve affrontare quotidianamente o settimanalmente.
In un calcio sempre più denso di impegni ufficiali, che lasciano sempre meno spazio ad una programmazione agevole della “settimana tipo” ( ‘partite + trasferte + viaggi = meno tempo per allenarsi’ ), è sempre più importante comprendere che le necessarie esercitazioni “a secco” vanno integrate con saggezza alle esercitazioni tecnico-tattiche.
Il preparatore ha il compito di programmare a priori, per ciascun atleta, il carico di lavoro necessario per aumentare le performance e deve essere consapevole che tale carico è dato dalla somma delle esercitazioni “a secco” e delle esercitazioni tecnico-tattiche.
La fc, in questo senso, sembra essere uno dei parametri più agevoli sui quali lavorare
(come documentato anche in bibliografia).
L’esperienza fatta durante lo stage con il monitoraggio della fc in telemetria è sicuramente un accorgimento che consente di operare degli aggiustamenti e delle correzioni durante lo svolgimento stesso della seduta. Allo stesso modo, può permettere la valutazione immediata del carico di lavoro per decidere, all’interno della seduta stessa, se diminuire intensità e volume delle esercitazioni (se le risposte metaboliche sono eccessive), se integrare il lavoro con stimoli aggiuntivi (se le risposte metaboliche sono inferiori a quanto atteso), oppure se aumentare la densità delle esercitazioni (se l’organizzazione del lavoro complessivo non consente di raggiungere un’intensità adeguata).
I presupposti dai quali partire sono chiari. Sarà la pratica quotidiana, l’affiatamento degli staff tecnici e gli l’innovazione degli strumenti a disposizione a dirci se questa è la strada giusta da seguire. Certamente, ad oggi, questo sembra il modello più moderno di intendere l’allenamento nel gioco del calcio. Il calcio è e resta uno sport ad elevata componente tecnico-tattica: la qualità della prestazione sarà sempre legata alla qualità tecnica dei singoli. Garantire un livello di performance elevato, da solo, non può certo essere garanzia di successo, ma ha senz’altro il vantaggio di favorire una migliore espressione delle caratteristiche tecnico-tattiche dell’atleta, sia in allenamento, ma soprattutto in gara.

Udine, 20 ottobre 2007.










 
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